Pubblicato da: Federazione provinciale Romana dell'Istituto del Nastro Azzurro | 12 ottobre 2007

26 maggio 2007 – COMMEMORAZIONE CADUTI D’AFRICA

   Il rito che intende ricordare i caduti d’Africa, promosso annualmente dalla sezione di Roma dell’Associazione Nazionale Reduci e Rimpatriati d’Africa (A.N.R.R.A.), si è svolto sabato 26 maggio nell’oasi Tabor di Santa Marinella, laddove prese avvio all’inizio degli anni ’90 su iniziativa del giornalista e scrittore Leonida Fazi.

    L’oratore ufficiale della manifestazione, il prof. Alessandro Scafi, ha ricordato, come è d’abitudine, un’Arma che si è particolarmente distinta in terra d’Africa e, quest’anno, la relazione ha avuto come protagonista proprio il glorioso Corpo dei bersaglieri, della cui appartenenza Fazi ha sempre fatto motivo di un ammirato orgoglio.

    Fondato dal nobile biellese Alessandro Ferrero della Marmora, questo nuovo reparto era costituito secondo le indicazioni che le ultime esperienze di guerra (metà del XIX secolo) avevano fornito, in chiari termini di velocità, prontezza, reattività, sprezzo del pericolo ed iniziativa personale. Con grande lungimiranza il La Marmora seppe prevedere il naturale declino che avrebbe accompagnato quella dottrina bellica che postulava l’impiego massiccio della massa d’urto, e seppe aggiornare i tempi costituendo un nuovo Corpo, che ribattezzò dei “bersaglieri”, traendolo dalle energie più giovani e determinate, quelle che affrontavano il campo di battaglia con lo spirito di un’avventura e di una sfida personale.

    Dall’anno della loro fondazione, il 1836, i bersaglieri hanno arricchito il loro medagliere con una stupefacente dovizia di decorazioni e ricompense. I numeri parlano chiaro: 5715 medaglie d’argento, 167 medaglie d’oro e ben 392 ordini militari di Savoia! Li vediamo vittoriosi a Goito nella prima guerra d’indipendenza (1849), poi accorrere alle cinque giornate di Milano, distinguersi sul Cernaia nel 1855, combattere ancora a Villafranca nel ’66 e, tradizionalmente, entrare per primi a Roma dalla breccia di Porta Pia nel fatidico 20 settembre 1870.

    In Africa hanno il battesimo del fuoco nella sfortunata battaglia di Adua (1896), per tornare poi, siamo nel 1911, a calcare la sabbia del deserto libico durante la guerra italo-turca. I bersaglieri si distinguono in tutte le fasi della presenza militare italiana in Africa: i loro reparti sono un tutt’uno con le tappe di una guerra combattuta con valore, ancorché sfortunata. Li troviamo infatti ad El Alamein, Tunisi, El Mechili, Bir el Gobi, Qattara, Sollum, Tobruk, fino a Halfaia. Anche più a sud, in quello che resta dell’Africa Orientale Italiana, le truppe al comando del duca Amedeo d’Aosta, asserragliate sull’Amba Alagi, hanno al loro attivo la presenza dei bersaglieri.

    Un ultimo episodio è quello che vede come protagonista il caporale Aurelio Zamboni, novello Enrico Toti, che, nell’infuocato deserto della Cirenaica, rimasto privo di munizioni e di armi, lancia il braccio reciso contro il nemico.

    Per tornare alla cronaca della giornata, diremo che la campana votiva donata all’oasi Tabor e benedetta da Giovanni Paolo II ha fatto risuonare i suoi rintocchi fino al mare, dopo che la sig.ra Anna Fazi aveva letto la preghiera a Maria del soldato d’Africa.

    Al termine, riunione conviviale organizzata in maniera semplice ed impeccabile dalle Ancelle della Visitazione, le missionarie riunite sotto lo sguardo benevolo ed attento della decana, suor Maria Minet.

    Per il Nastro Azzurro erano presenti, insieme ai labari e ad altri rappresentanti di numerosissime associazioni d’Arma, il cav. Bruno Lazzarotto, il dott. Giovanni Chiavellati, il dott. Alessandro Carpinelli, nell’occasione alfiere del labaro provinciale.

 

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