Pubblicato da: Federazione provinciale Romana dell'Istituto del Nastro Azzurro | 18 settembre 2008

17 maggio 2008 – MESSA IN ONORE DEI CADUTI D’AFRICA A SANTA MARINELLA

    Il prof. Alessandro Scafi, oratore ufficiale della cerimonia, nel raccogliere l’invito a rinnovare il ricordo della presenza italiana in Africa e, in particolare, del tributo offerto dai nostri reparti militari, quest’anno ha rievocato le gesta dell’Arma dei carabinieri.

    Giunti in Africa, e più precisamente in quella che verrà definita come la colonia Eritrea, contemporaneamente alla più generale opera di penetrazione politica ed economica dell’Italia in quel continente, i carabinieri sin dal 1882 proteggevano, nel porto di Assab, le attività commerciali che avevamo colà impiantato. Le tappe successive furono quelle che videro reparti in armi di carabinieri distinguersi nella sfortunata battaglia di Adua (1896), o in Libia, durante la guerra italo-turca del 1911.

    Fino ad arrivare al fatto d’arme più glorioso, cioè la straordinaria resistenza – oltre il limite delle possibilità umane – che i nostri soldati opposero alle preponderanti forze inglesi sulla sella di Culqualber, il “passo delle acacie” in lingua amharica.

    Lì il magg. Carlo Garbieri, comandante del 67° battaglione coloniale, il 21 novembre 1941 ricevette la medaglia d’oro al valor militare alla memoria per l’inaudita tenacia con cui aveva sbarrato il passo al nemico che intendeva raggiungere Gondar; egli, col suo reparto di fanteria, scrisse una pagina di eroismo da additare orgogliosamente ad esempio alle generazioni venture. Garbieri coniò un motto per la difesa di Culqualber – “Non si arretra di un passo” – e ribattezzò efficacemente il gagliardetto del suo reparto con la frase: “Rifiuto l’onore delle armi”. Gli inglesi dovettero così fare i conti con soldati forti, determinati, pronti, avvezzi ad ogni sacrificio, disposti a dare la vita in gioiosa offerta, senza rimpianti e senza esitazione.

    All’eroismo della fanteria fece eco quello, non meno consapevole, dei carabinieri, che a Culqualber ebbero 49 ricompense al valore, tra cui 2 medaglie d’oro: alla bandiera del 1° gruppo carabinieri mobilitati in A. O. ed al carabiniere Poliuto Penzo, 3 volte ferito, rimasto cieco in seguito all’azione che lo aveva visto, crivellato di colpi, rifiutare il trasporto al posto di medicazione, al quale preferì il campo di battaglia, sul quale trovò le forze residue per incitare i suoi commilitoni alla lotta, stringendo in pugno l’arma d’ordinanza.

    Al comando del battaglione c’era il magg. Alfredo Serranti, ucciso vigliaccamente da un mercenario degli inglesi, quando, già inerme in seguito ad una ferita al capo, si era animato dell’ultimo anelito di riscossa, vedendo sventolare la bandiera bianca sul comando difesa del suo reparto.

    Il resto è storia di eroismi quotidiani e misconosciuti – l’acqua, letteralmente, contesa alle scimmie, i viveri razionati, i pasti a base di granaglie macinate con i sassi e pelli bovine cotte lungamente per ottenerne la gelatina; il resto sono questi esempi irrinunciabili, che costituiscono la storia delle virtù guerriere di un popolo in armi.

    Per tornare alla cronaca della giornata di Santa Marinella, segnaliamo la presenza numerosissima dei labari delle associazioni d’Arma, tra cui, per la prima volta, quella dell’Istituto Nazionale per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon, sul cui drappo azzurro risplendevano le numerose medaglie d’oro che vanno da quella del sovrano Umberto I (1866), allora Principe di Piemonte, all’ispettore Filippo Raciti, caduto nel febbraio 2007 durante una partita di calcio.

    Per l’Istituto del Nastro Azzurro era presente il Labaro della Federazione, portato dal Consigliere dott. Alessandro Carpinelli, per l’occasione Alfiere" e i Soci dott. Giovanni Chiavellati e ing. Bruno Lazzarotto.

          

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